All’età di 75 anni è morto a Siderno, Nicola Monteverde meglio noto con l’appellativo di Zì Cola o Cumpari Cola. Siderno è una cittadina nota in tutta la Calabria per il carattere estroso e bizzarro dei suoi abitanti ed è molto difficile trovare qualcuno che non sia o almeno non si dimostri, in qualche modo, originale. Ma il re degli originali era appunto Cumpari Cola, perchè la sua vera originalità non era tanto quella esteriore del suo abbigliamento quanto l’altra, del suo carattere, ignorata ai più. Pertanto noi qui intendiamo rendergli omaggio per quella sua vita trascorsa all’ombra di una bandiera che oggi sembra ammainata fra gli uomini: la rettitudine. Perchè fra tutte le sue stranezze, la stranezza più grande era questo suo inconsapevole, forse, ma congenito senso dell’onestà. In un mondo continuamente offeso dal calcolo e dalla bassa astuzia dei mercanti, egli passò miracolosamente illeso e, cosa più sbalorditiva, senza neppure accorgersi che oltre la sua serafica ingenuità, la sua dignitosa rinuncia al baratto della conoscenza con l’utilità, ci fosse dappertutto tanta inguaribile ignoranza morale.
Forse i suoi contemporanei ricorderanno un giorno la sua vita come una curiosa nota di colore. Camminava curvo tenendo il busto piegato quasi ad angolo retto, ma il capo, sul quale posava un beretto imbottito di carta e stracci per il quale contenuto pesava oltre 5 chili, teneva eretto; un’altra grossa imbottitura, sempre dello stesso materiale, aveva attorno alla vita, e questo, credo, gli consentiva di mantenere l’equilibrio del corpo sebbene sembrasse che, ad ogni movimento, fosse sul punto di cadere in avanti, con la testa sul selciato; dormiva in ginocchio, poggiando per terra le mani e su queste il trofeo del suo capo: e spesso fu visto in tale posizione sulla riva del mare, giacchè egli viveva di pesca; qualunque fosse la stagione egli, che non disdegnava la povertà degli stracci che aveva preferiti al suo guardaroba ben provvisto, sottoponeva due volte al giorno il suo corpo a un lungo e meticoloso bagno freddo, talchè mai avvenne che una persona che apparisse nell’abbigliamento trasandata e forse sporca, fosse invece tanto scrupolosamente pulita all’interno.
Ma forse nessuno ricorderà alle generazioni che ci seguiranno ciò che caratterizzava, come abbiamo premesso, la sua meravigliosa personalità. Non odiava, non malediceva, non bestemmiava; amava ogni anima viva, non aveva paura di alcuno.
Salutava tutti: “Buon giorno Vossignoria e salute” e a nessuno sorse mai il dubbio che, per questo suo atto di cortesia elargito come tributo spontaneo di affetto ai suoi simili, egli si degradasse. Viveva poveramente ma nessuno seppe mai trasfigurare questa condizione, detestata dal genere umano, fino a renderla non solo accettabile e dolce, ma addirittura benedetta e sacra al destino degli uomini onesti. Il resto della sua vita è tutta nell’ombra: non aveva parenti; s’ignora chi fossero i suoi genitori e donde provenissero; s’ignora se ebbe moglie e figli; s’ignora se qualcuno piangerà la sua morte.
Veniva dall’ombra: silenzioso e senza sbattere la porta: come si usa fra persone perbene.
E tuttavia il nostro maggior rammarico è che la sua felicità sia rimasta incompresa a tal punto che qualcuno lo scambiò per pazzo.
Titta Foti (1912-1978), giornalista sidernese