Cinque persone sono finite stamani in carcere perché ritenute aver concorso ad un omicidio che risale a circa 24 anni fa, quello di Massimo Speranza, meglio noto come “il Brasiliano”, ammazzato nel settembre del 2001.

Ai loro arresti, eseguiti oggi dalla Dia di Catanzaro, si arriva dopo le indagini condotte dagli stessi investigatori della Divisione antimafia, che hanno riscontrato le dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia e che fanno ritenere di aver ricostruito le diverse fasi di quel fatto di sangue.

Gli inquirenti sostengono quindi di aver anche definito i ruoli che sarebbero stati rivestiti in quell’occasione dagli indagati, che al momento sono ritenuti i mandanti e gli esecutori dell’omicidio, commesso con le modalità della cosiddetta “lupara bianca”, oltre ad aver delineato la dinamica e la causale dell’assassinio.

Il movente dell’assassinio

Speranza, all’epoca 21enne, quel lontano 11 settembre del 2001, scomparve senza lasciare alcuna traccia. L’ipotesi è che il movente dell’omicidio sia maturato nel contesto mafioso riconducibile alla cosca di ‘ndrangheta degli Zingari di Cosenza, con l’avallo degli zingari di Cassano, perché la vittima, pur abitando in via Popilia del capoluogo bruzio, zona caratterizzata da una forte presenza rom, sarebbe stato ritenuto molto vicino al clan contrapposto degli “italiani” e sospettato di aver divulgato informazioni riservate riguardanti il gruppo.

Le “frizioni” tra i gruppo rom

La vicenda va infatti inquadrata in un periodo in cui, sempre a Cosenza, vi era una forte contrapposizione tra il clan dei rom e quello degli italiani; “frizioni” il cui episodio più emblematico fu la cosiddetta strage di via Popilia, avvenuta l’11 novembre del 2000.

In questa fase di forte fibrillazione, il giovanissimo Speranza, sospettato di “spiate”, sarebbe stato attratto in una trappola organizzata dai presunti responsabili che lo avrebbero portato dal capoluogo fin nella zona di Cassano allo Ionio, con il pretesto di fargli “testare” una partita di droga di particolare qualità.

Partiti da Cosenza, dopo una breve sosta a Lauropoli, il 21enne fi portato ad Apollinara e, da qui, a San Demetrio Corone, dove sarebbe stato sparato con una pistola ed il suo cadavere fatto poi sparire

La misura cautelare

Le indagini che hanno portato all’emissione della misura cautelare eseguita stamani, sono state coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ed eseguite, come anticipavamo, dal personale del Centro Operativo Dia del capoluogo di regione.Il provvedimento è stato emesso dal Gip preso il Tribunale locale su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

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