Carlo Cottarelli è stato Commissario alla Revisione della Spesa Pubblica o, come amano dire quelli che storpiano bus e plus in bas e plas, alla Spending Review del governo Letta nel 2018 e fino al momento senatore del PD.

Carica dalla quale, come apprendiamo da una sua lettera a Repubblica, a breve si dimetterà perché si sente a disagio in quel partito.

La Meloni con la sua lettera al Corriere della Sera ha aperto questo filone e chissà quanti altri ancora ci si infileranno.
Nell’era della comunicazione globale tutto fa tendenza in un niente.
Si dimette, dice, perché non si identifica con l’animosità cui è improntata l’azione parlamentare del partito nel quale è stato eletto da indipendente.
Troppe cose fatte, dal suo punto di vista, per partito preso e solo per attaccare la maggioranza.
Perché basta considerare la nuova segreteria voluta dalla Schlein per rendersi conto che il PD si sta spostando “sempre più lontano dalle idee liberaldemocratiche” in cui crede.
Perché il concetto di merito non è più sl centro del dibattito interno.
Perché non condivide le posizioni critiche del partito nei confronti del Superbonus, del nucleare, dell’utero in affitto, dei termovalorizzatori e sulle accise.
Praticamente non gli va bene niente di questo nuovo PD.
Verrebbe da domandargli dov’era finora o se soffre di narcolessia come il padre di Homer Simpson ma è troppa la stima per la sua onestà intellettuale per ironizzare sulla sua decisione.
Perché quest’uomo, signori, è una rarità, un unicum.
Si dimette da senatore mentre avrebbe potuto tranquillamente deficere ab aliquo ad aliquem, fare cioè il salto della quaglia in un altro partito come tanti fanno e tenersi i suoi quindicimila euri di stipendio (migliaia in più migliaia in meno) per andare a dirigere una squadra di esperti messi insieme dall’Università Cattolica di Milano nell’ambito di un Programma per l’Educazione nelle Scienze Economiche e Sociali che terrà lezioni nelle scuole superiori italiane.
Il tutto pro bono.
Cioè GRATIS.
In un Paese come l’Italia, nel quale nessuno si dimette nemmeno di fronte a un avviso di garanzia, la domanda “che sorgerebbe spontanea” sarebbe: sogno o son desto?
Ma siccome noi siamo calabresi e, meglio, ionici locridei, la domanda è un’altra: dov’è il trucco?

Sergio Salomone