Dissequestrato a Bova (Reggio Calabria) un manufatto privato precedentemente posto sotto sequestro dai Carabinieri Forestali. Assenza di nullaosta paesaggistico e realizzazione di opere abusive. Queste le motivazioni che avevano portato al sequestro del cantiere, motivazioni apparse insussistenti al vaglio del Giudice per le Indagini Preliminari. Ad esprimere soddisfazione attraverso in una nota, per una sentenza che riabilita la condotta di tecnico e ditta esecutrice dei lavori, è P.C. 88 anni proprietario dell’immobile sito in un’area centrale del comune di Bova a due passi dalla piazza principale del paese nel cuore del centro storico. Il provvedimento di fermo lavori unitamente alla comunicazione di sequestro del cantiere, ha preso le mosse da una verifica effettuata dai militari, che nel corso di un sopralluogo su supporto del tecnico Ausiliare, annotavano la presenza di una tettoia abusiva unita all’assenza di permesso di costruire e gran parte della documentazione richiesta. A verbale veniva infatti annotato che i responsabili ed i dipendenti della ditta venivano sorpresi a costruire una tettoia in assenza di permesso, in area ricadente all’interno del Parco Nazionale dell’Aspromonte, dunque sottoposta a vincolo paesaggistico, in assenza di titolo edilizio con modifiche del manufatto ed incremento della volumetria, infrazioni che avrebbero successivamente portato al deferimento di quattro soggetti, oltre al proprietario venivano infatti deferiti in stato di libertà anche T.M.G. 54 anni, V.D. 54 anni ed S.N.S. 38 anni, rispettivamente nella qualità di committente, progettista e rappresentanti della ditta esecutrice Difesi dall’Avv. Saverio Gatto del foro di Reggio Calabria. “Siamo sollevati e particolarmente contenti – si legge nella nota – per il risultato finale di una diatriba giudiziaria dovuta ad una prima valutazione, certamente non in mala fede ma evidentemente superficiale. Il successivo approfondimento da parte del GIP rispetto alla documentazione prodotta, avrebbe poi scongiurato qualsivoglia irregolarità, riabilitando la nostra condotta da sempre improntata al rispetto delle regole”. La vicenda si è dunque conclusa col provvedimento di dissequestro da parte del GIP che ha ritenuto insussistenti le violazioni evidenziate nel corso della prima verifica.
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