“Riace è tutto uno Sprar ma è anche un processo globale per cui il livello di oppressione che possono esercitare le famiglie di ‘ndrangheta viene difficile”. Lo ha detto l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, ospite, sulla rete all news TgCom24, della giornalista Elena Tambini e del massmediologo Klaus Davi. Nella vicenda di Riace “la ‘ndrangheta – ha aggiunto Lucano – non ha avuto un ruolo se la si intende come viene pensata nell’immaginario. In realtà noi viviamo in un territorio dove questo fenomeno assume tante sfumature, tanti volti per cui talvolta sembra che non si riesca bene a comprendere dove inizia e dove finisce”. In riferimento alla vicenda giudiziaria che lo riguarda e a dove abita non potendo risiedere a Riace, Lucano ha detto di vivere “questo momento con disagio perché lo trovo inverosimile. Sono in giro per la Calabria e vado dove mi invitano per conoscere la nostra esperienza”. Sull’ex ministro degli Interni afferma: “nei confronti di Marco Minniti non ci sono considerazioni di carattere personale. Nel periodo in cui era ministro dell’Interno c’è stato un livello di tensione molto elevato”. “Ciò accadeva – ha aggiunto Lucano – perché l’Italia stava facendo degli accordi con i capi clan della Libia e con un governo che manco esisteva. In Libia, infatti, non venivano salvaguardati i diritti umani e spesso gli accordi prevedevano che le persone dovessero rimanere nei campi di concentramento”. Sulla Calabria, Lucano dice: “la nostra non può essere una terra ad un’unica dimensione, quella criminale, a chi fa comodo questo?”. “I problemi – prosegue – non si risolvono così. Cito un caso, di una persona alla quale sono legatissimo, impegnata in questa terra a contrastare il fenomeno della criminalità, monsignor Bregantini”. “In Calabria – ha detto ancora Lucano – il fenomeno della ‘ndrangheta oltre ad avere mille facce ha anche delle evoluzioni. È difficile che ti ammazzino, magari tentano di denigrarti ma, puntando loro al consenso sociale, uccidere o fare cose eclatanti fa perdere il consenso sociale”. Alla domanda se ha mai ricevuto minacce Lucano ha detto che “una volta mi hanno bruciato la macchina, nel 2009, poi hanno ammazzato i cani di mio figlio e, ancora, hanno sparato in un luogo che frequento. Quella violenza è una cosa che si vede. Io come sindaco impegnato sul piano sociale nel mio territorio so decifrare e so a cosa vado incontro”.
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