La nomina di un nuovo vicesindaco rischia di aprire un vero e proprio caso istituzionale nel piccolo comune di Riace. I consiglieri comunali di minoranza Francesco Salerno, Salvatore Certomà e Antonio Trifoli hanno infatti inviato una formale comunicazione alla Prefettura di Reggio Calabria e, per conoscenza, al Ministero dell’Interno, denunciando quella che definiscono “una grave violazione della legalità amministrativa”.

Il nodo della questione è legato alla posizione del sindaco Domenico Lucano. Dopo la sentenza definitiva della Corte di Cassazione che ha confermato la condanna a un anno e sei mesi di reclusione, Lucano è stato dichiarato incandidabile ai sensi dell’art. 10, comma 1, lettera d), del Decreto Legislativo n. 235 del 2012. Una condizione che, secondo la nota della Prefettura di Reggio Calabria datata 13 marzo 2025, comporta la decadenza automatica dalla carica di sindaco.

Nonostante ciò, il 26 marzo, un atto ufficiale – pubblicato sull’Albo Pretorio del Comune – ha sancito la nomina di un nuovo vicesindaco da parte dello stesso Lucano. Una decisione che i consiglieri di opposizione ritengono “priva di efficacia giuridica”, dal momento che l’ex primo cittadino, decaduto di diritto, non avrebbe più alcuna legittimazione a compiere atti amministrativi.

La vicenda si complica ulteriormente alla luce di quanto accaduto nel Consiglio comunale del 24 marzo, convocato proprio per affrontare la questione della decadenza. In quella sede, la maggioranza ha scelto di rinviare la discussione, motivando la decisione con la necessità di ulteriori approfondimenti giuridici. Un rinvio che, secondo la minoranza, appare come un tentativo di “eludere gli effetti giuridici già sanciti dalla normativa vigente”.

I consiglieri Salerno, Certomà e Trifoli chiedono ora un intervento urgente da parte della Prefettura per verificare la legittimità della nomina e, se necessario, annullare l’atto. “Continua l’emanazione di provvedimenti che giudichiamo palesemente illegittimi – scrivono – paralizzando di fatto l’attività amministrativa del Comune”. Intanto, la comunità resta in attesa di un chiarimento ufficiale, mentre l’ente rischia di trovarsi in un pericoloso vuoto istituzionale.

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