“Bella D’Estati” il più bell’encomio che la Calabria potesse ricevere

di Francesco Marrapodi

C’è un processo che rasenta lo spirito per insinuarsi nei pensieri umani; un insolito combinarsi di eventi verrebbe quasi da dire, che varca le barriere del tempo per amalgamarsi con la quotidianità.

Nel nostro caso si identifica attraverso una canzone che ha finora incantato quasi un milione e trecentomila cuori, per lo più calabresi, e che segue ammaliando con la sua magica magia.

Bella D’Estati non è solo un brano musicale: è una sorta di cantico al riscatto della nostra terra, un inno alle estati calabresi, una carezza di note che attraversa ogni angolo della nostra Regione per poi amalgamarsi con i battiti del cuore di chi l’ascolta. E non esito a dire che essa possiede le qualità per diventare il canto tradizionale della Calabria che si evolve; un po’ come la rivincita della rinascita!

Scritta da Stefano Priolo (talentuoso cantante della Locride), cantata da lui e Nino De Francesco, questa canzone unisce emozione e atmosfera in una perfetta alchimia. Ogni nota è infatti un sussurro di nostalgia, ogni parola dipinge un quadro vivido: il mare che brilla sotto il sole d’agosto, le risate leggere tra le viuzze e i borghi dei nostri paesi, le notti estive dei nostri litorali che profumano di zagara, di gelsomino, di sogni, di promesse e di speranze. Ma qual è il vero segreto di Bella D’Estati? Sarà, la sua crescente capacità di farci sentire vivi, di trasportarci in un tempo sospeso tra passato e presente, in cui ogni nota assume la vera essenza della felicità? O forse sarà il suo battito travolgente: quel ritmo che sa di libertà, di emozioni autentiche, di attimi che vorremmo non finissero mai? Come si fa a dirlo? Quello di cui siamo certi è che ci fa percepire la Calabria più vera: quella che brilla di luce propria e che si apre a se stessa per poi confrontarsi con il resto del mondo.

Lasciatevi avvolgere dunque dall’inebriante carezza di Bella D’Estati, siamo solo all’inizio: poiché la sua magia sembra destinata a riecheggiare nel tempo.